Minervino è libero di andare a sinistra ma non di offendere

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TRINITAPOLI – Dispiace constatare come l’ex vicesindaco Andrea Minervino perseveri nel suo sterile attacco personale con confuse strategie politiche, che l’hanno sin qui portato all’abbraccio con le sinistre combattute a parole.

Allora, chiariamo, Minervino non si è dissociato: è stato mandato via dalla Giunta in seguito a comportamenti spesso pavidi e dietrologici che evidentemente animano adesso il suo operato. Ne è la riprova il fatto che l’ex vicesindaco ad assessore all’Agricoltura per 8 anni, in carica con le sue deleghe fino ad ottobre 2018, non sia neppure venuto in Consiglio comunale a votare lunedì scorso il bilancio consuntivo 2018, che racchiudeva per 10/12 anche la sua attività.

Con la recente nota, il suo coordinatore cittadino (lui) autorizza il consigliere (sempre lui) ad autoproclamarsi unico referente di Forza Italia (in un Consiglio in cui i partiti non hanno gruppi). Tutto molto bello. Si deve essere riunito davanti allo specchio per la barba mattutina e concordato al di là del vetro il da farsi.

Forza Italia esce dalla maggioranza? Dispiace ma non condividiamo la linea così “collegialmente” discussa, anche a scapito di chi, Nicoletta Ortix, per quel partito ha sempre lavorato e degnamente rappresentato Forza Italia. Unica sua pecca, non aver seguito Minervino nei suoi percorsi a sinistra.

Minervino è libero di fantasticare nei suoi “sogni comuni” con Pd, M5S e Articolo Uno (la riedizione di Rifondazione Comunista con lo stesso “editore” Arcangelo Sannicandro); è libero di pensare che alla fine sarà il candidato sindaco perché Sannicandro, Annamaria Tarantino e Francesco Marrone glielo consentiranno. E magari sogna pure che pure Arcangelo Barisciano gli stenda il tappeto rosso; è libero di rinnegare anni di battaglie a destra, salendo su palchi rossi, rossi di vergogna.

È libero di far ciò vuole. Tuttavia non accettiamo lezioni di amministrazione, avendo centrato sin qui tutti gli obiettivi programmatici, né accettiamo allusioni che invitiamo a chiarire pubblicamente per non doverlo poi fare eventualmente nelle sedi opportune.