Sviluppo, de Lillo: “Le terme di Trinitapoli, tra sogno e realtà”

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di Antonella De Lillo (Cnsigliere comunale)

 

TRINITAPOLI – Forse non tutti sanno che la maggior parte della superficie delle “Saline”, tradizionalmente denominate di Margherita di Savoia, ricade invece nel territorio comunale di Trinitapoli.
Infatti, su 4.770 ettari complessivi di cui si compone il comprensorio demaniale delle Saline, -ben 3.092, ovvero quasi i due terzi dell’intero, appartengono al territorio di Trinitapoli.

Per tale ragione, l’Amministrazione comunale guidata da Francesco Di Feo si è posta già all’inizio del primo mandato elettivo l’obiettivo strategico di realizzare uno stabilimento termale nel proprio territorio a beneficio della salute dei propri cittadini, e quale volano di sviluppo economico, sociale ed occupazionale.

Non è una iniziativa pensata dalla Giunta di Feo contro i cugini “salinari, al contrario, è lecito ritenere che la creazione di una maggiore offerta termale e turistica data da un altro stabilimento di cura basato sulle note proprietà terapeutiche della famose acque madri e i fanghi salini che in abbondanza e spontaneamente si generano nelle locali Saline, incrementerebbe in modo esponenziale il termalismo con i relativi flussi turistici, anche a vantaggio delle terme private di Margherita di Savoia, che ovviamente continuerebbero ad operare come sempre.

L’amministrazione comunale di Trinitapoli, consapevole dell’importanza dell’iniziativa, che come detto è stata pensata e voluta a beneficio dell’intera economia locale, già negli anni scorsi ha intrapreso numerose iniziative amministrative per rendere operativo il progetto.

Sinora però è stato vano ogni tentativo del Comune di garantirsi, pagando, i permessi di prelievo di acque madri e fanghi salini, che sono ovviamente indispensabili prima ancora di poter realizzare lo stabilimento termale.

E ciò, nonostante l’Amministrazione di Trinitapoli abbia tentato di coinvolgere nella soluzione della problematica persino la Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Di fatto, la ferma opposizione da parte dei privati che da decenni gestiscono in esclusiva (monopolio di fatto) l’intero comprensorio delle Saline a fini commerciali, si è rivelato sinora un ostacolo apparentemente insormontabile, nonostante come accennato la buona volontà del Comune di pagare il giusto canone per il prelievo stesso, in favore dell’avente diritto.

Per tale ragione, la Giunta di Trinitapoli, fortemente determinata a realizzare l’importante progetto di sviluppo del proprio territorio, si è vista costretta a incaricare un legale di fiducia per cercare una soluzione anche in sede contenziosa, previa espressione di un parere motivato.

Orbene, il legale incaricato da questo Ente, partendo dal presupposto che se è vero che la gestione delle Saline a fini produttivi è appannaggio dei privati, è anche vero che l’area in questione è tuttora di proprietà dello Stato, si è rivolto anzitutto all’Agenzia del Demanio – direzione regionale di Puglia e Basilicata, a cui dal 2011 sono affidate le relative competenze.

Invero, il legale del Comune ha rivolto ben due istanze all’Agenzia del Demanio regionale, chiedendo di avere copia degli atti di concessione in forza dei quali uno o più privati tuttora prelevano acque madri e fanghi salini naturalmente presenti nell’area delle Saline, poiché questa area è come già detto di proprietà dello Stato (la produzione/commercio del sale esula del tutto dagli scopi del Comune di Trinitapoli).

Sta di fatto che l’Agenzia del Demanio ha opposto un rifiuto tanto ambiguo quanto ingiustificato, costringendo il legale a presentare ricorso al TAR Puglia, il quale ha dato pienamente ragione al Comune di Trinitapoli (https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=YI4TQFR6JE2UJHN23YVDG6DQ2Y&q=).

Tuttavia, l’Agenzia del Demanio (e la società Terme di Margherita di Savoia) hanno fatto appello avverso la suddetta sentenza del TAR Puglia favorevole al Comune, e la causa è ora dinanzi al Consiglio di Stato, dove sarà discussa il 22.11.2018.

L’ostilità all’accesso agli atti da parte del privato che da vari decenni gestisce le terme può anche apparire comprensibile, per quanto non giustificata, a nostro sommesso avviso, considerato che la realizzazione di un altro stabilimento termale, incrementando l’offerta locale, incentiverebbe i flussi del turismo termale anche verso le terme di Margherita.

Si auspica, in ogni caso, in un atteggiamento più collaborativo da parte dell’Agenzia del Demanio anche in vista della creazione di un altro stabilimento termale che indurrebbe il Comune di Trinitapoli a pagare un canone concessorio per il prelievo delle acque e fanghi in questione (insomma, maggiori entrate per l’Erario statale a parità di investimento).

Nel frattempo, il Comune non resterà inerte ad aspettare, come magari si augura qualcuno, ma metterà in campo altre iniziative in via amministrativa e di politica attiva, per continuare a perseguire con determinazione e buona volontà l’obiettivo che si è dato.

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