Marcinelle, dal 1956 ad oggi: storia di un lavoro insanguinato

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Marcinelle, 8 agosto 1956

TRINITAPOLI – “La giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo quest’anno impone amare riflessioni, alla luce degli accadimenti di domenica, costati la vita a 16 immigrati impegnati nei campi”. Il presidente del Consiglio comunale, Nicoletta Ortix, ricorda così l’8 agosto 1956, data del disastro di Marcinelle, la miniera di carbone in Belgio, dove morirono 136 italiani emigrati. “Diversi decenni dopo – spiega Ortix – il problema si presenta inesorabilmente in casa nostra, tra inadeguatezza dei controlli e sfruttamento”. Dopo 62 anni, il Ministero dell’Interno, attraverso le Prefetture, invita gli Enti locali al ricordo di quella mattanza.

IL DISASTRO DI MARCINELLE | Si tratta di una tragedia tra le più drammatiche accadute in un luogo di lavoro, diventando l’emblema del coraggio e della sofferenza di chi nel secondo dopoguerra tentò la fortuna oltre confine. , simbolo delle sofferenze e del coraggio con cui gli emigrati italiani lottavano per regalare un futuro migliore alle proprie famiglie dopo il secondo conflitto mondiale, accettando interminabili ed estenuanti turni in miniera. A Marcinelle si estraeva carbone. «Alle 8,10 – raccontano le cronache dell’epoca – un vagoncino aggancia una putrella che trancia dei fili telefonici, due cavi elettrici ad alta tensione. È un attimo: le scariche elettriche sprigionate dalla rottura dei cavi incendiano l’olio vaporizzato e le parti in legno del pozzo. L’incendio si estende a tutta la miniera e in breve si crea un’atmosfera carica di fumi, gas tossico e ossido di carbonio». Morirono 136 italiani.

TEMA DI ATTUALITÀ | “Mentre sono all’ordine del giorno gli infausti episodi, specie nell’edilizia, che attualizzano l’insicurezza sul posto di lavoro, due fatti di cronaca si legano in modo beffardo a quella mattina di Marcinelle – fa notare il presidente Ortix – . In poche ore due incidenti viari nella vicina Capitanata, nei pressi di Castelluccio dei Sauri e di Lesina, hanno contato 16 vittime: stranieri impegnati nella raccolta dei pomodori nei nostri campi. L’analogia tra questi e quei morti lega a doppio filo accadimenti così lontani, ma purtroppo ancora così vicini”.
“Ricordare i nostri 136 lavoratori restati uccisi in Belgio – commenta il sindaco Francesco di Feo – significa oggi dare risposte concrete a chi vive le stesse difficoltà. Troppo facile additare tutti gli imprenditori, vessati da mille leggi, vincoli e tasse in una Nazione spesso matrigna anche per i suoi figli. L’auspicio è che sul tema della sicurezza del lavoro ci sia un intervento tempestivo, che garantisca controlli e sanzioni contro chi specula sulla pelle dei disperati e sostegno a chi vuole assicurare trattamenti più umani e sicuri alla manodopera. Noi abbiamo fatto la nostra parte, sebbene isolati dalle più alte istituzioni: abbiamo emesso un’ordinanza con cui vietiamo il lavoro nei campi nelle ore più calde, dalle 12.30 alle 16.30 fino a fine agosto. Anche da azioni concrete di questo tipo passa la tutela dei diritti dei lavoratori, nell’ottica della prevenzione”.

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